Come muoversi rispettando l'ambiente e il portafoglio

Le nuove alternative per inquinare meno e ridurre i costi privati

29 Agosto 2014

Ogni giorno diventa più facile spostarsi senza inquinare troppo e senza spendere troppo, grazie a modalità di spostamento diverse rispetto a quelle cui siamo da sempre abituati: oltre all'auto di proprietà, all'autobus e al treno, le città moderne offrono infatti altre possibilità, sia per i viaggi brevi urbani, che per i lunghi viaggi dei pendolari interurbani.

Car-pooling
Con questo termine si indica la condivisione di uno stesso mezzo tra più persone per compiere lo stesso viaggio; se cioè più persone abitano nello stesso quartiere e lavorano in uno stesso, diverso quartiere, possono accordarsi per recarsi al lavoro tutte insieme con una singola auto, della quale dividono spese di viaggio e manutenzione: benzina, assicurazione, tagliandi e quant'altro.
Recentemente è nata anche una formula per usare il car-pooling non solo per la mobilità urbana/lavorativa, ma anche per svago e vacanze, grazie all'iniziativa BlaBlaCar, nata in Inghilterra e ora giunta anche in Italia: il sito riunisce e certifica vari "volontari", disposti ad offrire un passaggio in auto lungo un determinato percorso, e permette l'incontro tra domanda e offerta, cioè tra chi cerca e chi offre un passaggio.
All'estero chi esercita il carpooling ha diritto a sconti sull'assicurazione, a circolare sulle corsie preferenziali ecc.

Car sharing
Simile al car-pooling, ma in questo caso la condivisione dell'auto non è contemporanea ma "in differita", un po' come un appartamento in multiproprietà: si prenota l'auto per un certo periodo, nel quale se ne ha l'utilizzo esclusivo, dopodichè la si lascia in un punto di deposito/prelievo, dove verrà prelevata da altri utenti. In città come Roma, Milano e Napoli questo servizio è offerto anche tramite auto elettriche, ideali per i brevi spostamenti in città, o anche tramite minicar elettriche come la Renault Twizy o GreenGo Icaro.

Bike sharing
Funziona in modo analogo al car sharing, con l'ovvia differenza che il mezzo in multiproprietà non è un'auto, ma una bicicletta; negli ultimi anni l'adozione di leggerissime batterie al litio anche sulle biciclette ha permesso la diffusione delle bici a pedalata assistita, che tramite un motore elettrico alleggeriscono il peso della pedalata, rendendo agevole anche percorrere molti chilometri, per di più a impatto ambientale nullo. Per favorire questa che viene definita "mobilità dolce", il Governo ha allo studio una riforma del codice della strada che porterà, se approvata, a grossi cambiamenti per i ciclisti: dalla legislazione specifica per le piste ciclabili, alle aree di stop preferenziali ai semafori, passando per l'obbligo per gli autotrasportatori di installare sui propri mezzi sistemi che aumentino la sicurezza dei ciclisti (specchietti maggiorati, avvisatori acustici, protezioni meccaniche,...), senza contare le iniziative in atto in varie parti d'Italia per recuperare antichi percorsi ferroviari in disuso per trasformarli in piste ciclabili.

Volendo invece restare sulla mobilità "classica" basata sul mezzo di proprietà, è importante tenere presente che all'interno della riforma del Codice della strada è presente anche una proposta per limitare il numero di veicoli privati in circolazione: l'intenzione è di rendere obbligatoria una soglia massima del 50% (cioè su 10.000 veicoli circolanti, al massimo 5.000 potranno essere privati, gli altri dovranno essere mezzi pubblici), soglia che andrebbe poi ulteriormente ridotta al 40% negli anni successivi (4.000 veicoli privati su 10.000); parallelamente, visto il previsto aumento di mezzi pubblici conseguente all'introduzione di queste norme, alcune proposte di legge spingono per la legalizzazione e regolamentazione del "retrofit elettrico", allo scopo di adeguare vecchi mezzi alle nuove normative ambientali senza dover sostenere le altissime spese necessarie a comprare mezzi nuovi: si tratterebbe infatti di "riciclare" vecchi mezzi, dotati di motori termici ormai consunti e non più funzionanti, installandovi moderni e prestanti motori elettrici.

Tale trasformazione potrebbe presto diventare possibile (in teoria da Marzo 2015) grazie ad appositi decreti attuativi, che dovrebbero far seguito al Decreto Sviluppo del 2012,  una volta che le norme sul retrofit dovessero essere varate, diventerebbe facile ed economico rendere elettrica o ibrida la propria auto: così, anzichè spendere i 30.000 euro necessari oggi per comprare un'auto elettrica, o i 40.000 per comprare un'auto ibrida plug-in, basterebbero 5.000 euro per comprare delle "ruote elettriche" che, sostituite alle ruote non motrici di un'auto a benzina, trasformerebbero il mezzo in un'auto ibrida, capace anche, all'occorrenza, di muoversi solo tramite motore elettrico, quindi ad emissioni nulle.