Perché abbiamo le RC Auto più care d’Europa?

Ecco i motivi che spiegano perché in Italia la polizza RC Auto costa il 70% in più rispetto agli altri paesi europei.

Possedere un’auto oggi, in Italia, è divenuta una spesa gravosa per le tasche dei cittadini. Bollo auto, rincari prezzi dei carburanti e pedaggi autostradali incidono in maniera significativa sui portafogli degli automobilisti, ma forse ciò che più ci distingue (in negativo) rispetto al resto d’Europa è il costo delle assicurazioni. Dal 2016 entreranno in vigore nuove regole di solvibilità assicurativa con la direttiva Solvency II.

Secondo recenti statistiche del periodico Oggi, in Italia il costo delle RC auto è circa il 70% più alto rispetto al resto dei Paesi europei, nonostante nel 2013 i premi siano scesi del 5%, vuoi per la crisi, vuoi per la riduzione dei sinistri.

Lo studio ha tenuto conto del periodo 2008-2012 dividendo il costo dell’assicurazione per il numero dei veicoli assicurati: in Italia, assicurare un veicolo costa in media 491 euro; in Gran Bretagna 357 euro; in Germania 234 euro ed in Spagna solo 199 euro.

A cosa o a chi si può imputare l’aumento dei prezzi?

1-  L’ AUTOMOBILISTA

Ebbene sì, prima di incolpare gli altri, è bene incolpare se stessi.

In molte province d’Italia, secondo delle statistiche, ogni 100 incidenti stradali, vi sono almeno 44 feriti. Quasi il 50%. In altri Paesi europei questa percentuale spesso non supera il 10%. Accade spesso che alcuni di questi feriti siano “fantasma”, mentre, quando esistono veramente, la causa del danno fisico è imputabile all’ incoscienza del guidatore.

Le truffe sulle RC auto in Italia inciderebbero almeno del 45%: si va dai falsi tagliandi agli incidenti simulati. Si richiedono risarcimenti per danni non subiti, si gonfiano i referti e si inventano ammaccature inesistenti. Inoltre la maggior parte degli automobilisti sono soliti a comportamenti pericolosi e ad alto rischio di incidente: fanno uso del cellulare alla guida, non usano le cinture di sicurezza nei sedili posteriori, non rispettano i limiti di velocità, guidano sotto l’effetto di alcool o sostanze stupefacenti.

Un aumento di comportamenti corretti – ma soprattutto onesti – al volante, porterebbe non solo ad una diminuzione di incidenti ma anche ad una conseguenziale riduzione delle assicurazioni, che quindi vedrebbero scendere le probabilità di incorrere in un sinistro da parte dell’assicurato.

2- LE ASSICURAZIONI

La maggior parte degli agenti in Italia sono monomandatari, rappresentano quindi una sola compagnia assicurativa. Con l’Rca esiste comunque la possibilità del plurimandato, ma le compagnie monomandatarie fanno spesso desistere i propri agenti dall’utilizzarlo. Questo non consente i vantaggi del libero mercato.

Inoltre accade che le Assicurazioni stabiliscano dei costi illegalmente alti per ragioni che sono esse stesse illegali.

È il caso, ad esempio, di Cattolica Assicurazioni, sanzionata tempo fa dall’Ivass (ex Isvap – Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e d’interesse collettivo) per un caso di polizza esageratamente alta: un giovane assicurato napoletano si è visto proporre, per il suo ciclomotore, una polizza Rca di ben 2.600 euro. L’Ivass ha proceduto così a multare la compagnia per ben 2 milioni di euro.

Alcune assicurazioni sostengono che il premio sia maggiore a causa dell’elevato numero di incidenti avvenuti nel quartiere o città di residenza. Peccato che anche le associazioni dei consumatori abbiano dimostrato, con varie battaglie vinte, che il premio non dipende dalla zona di residenza.

Alla fine si è riscontrato che la pratica di proporre tariffe esagerate è dettata dall’imposizione agli agenti di selezionare gli assicurati graditi e quelli no. In teoria una compagnia dovrebbe proporre tariffe bassissime ai clienti virtuosi, mentre polizze alte agli irresponsabili. Questo si trasformerebbe in un divario così enorme da portare ad una maggiore evasione da parte dei meno virtuosi e quindi anche un minor incasso. Ecco perché è più conveniente “spalmare” i costi su tutti i clienti. 

In Italia infatti, nelle classi di Conversione Universale (CU) oltre il 20 dovrebbero esserci tutti coloro che risultano aver commesso più sinistri. Peccato che non ci sia quasi nessuno.

3- LE ISTITUZIONI

I problemi sopracitati sono la conseguenza dei mancati controlli e delle leggi non rigide in materia. Le assicurazioni stabiliscono i loro prezzi facendo sì che l’automobilista trovi difficilmente una compagnia con costi bassi, mentre i cittadini sfuggono ai controlli delle autorità continuando a truffare e tenendo comportamenti incoscienti alla guida.

Il Governo è intervenuto recentemente con il decreto Destinazione Italia ( precisamente l’ articolo 8 del decreto n.145 del 23 dicembre 2013 ) per cercare di contrastare i truffatori delle polizze ed invogliare i cittadini ad una maggiore onestà. Vediamone alcuni:

– obbligo da parte delle compagnie di proporre un’ ispezione preventiva con conseguenziale sconto del premio in caso di accettazione della clausola;

– facoltà di proporre agli assicurati, polizze con scatola nera (vedi articolo “Addio al tagliando cartaceo” – articolo sito Chiarezza.it) con costi di installazione, disinstallazione e sostituzione a carico della compagnia con obbligo di sconto sul premio

– stop ai testimoni di comodo che spuntano a distanza di tempo: saranno ammesse solo le testimonianze delle persone elencate nella denuncia di sinistro salvo il caso in cui risulta comprovata l’obiettiva impossibilità dell’identificazione tempestiva dei test imoni. I giudici accedendo alla “banca dati testimoni” istituita presso l’Ivass dovranno verificare l’eventuale ricorrenza di medesimi testimoni in altre cause nel settore dell’infortunistica stradale. Se risulterà che una persona ha testimoniato in più di tre cause negli ultimi cinque anni dovranno segnalarlo in Procura

– aumento da 5 a 10 giorni del termine per la perizia dei danni alle cose e eliminazione dell’opzione di non riparazione del veicolo

– per i sinistri con parametri di rischio frode, viene ampliato il novero degli indicatori di frode che consentono all’impresa di sospendere l’offerta