Strade a rischio, colpito il mercato del bitume

Colpito anche il mercato di prodotti di derivazione petrolifera, pericolo per la sicurezza

28 Marzo 2013

La crisi economica colpisce ancora: sono difatti allarmanti i dati che riguardano il consumo nazionale di bitume, ovvero il prodotto base per il conglomerato stradale, che nel corso del 2012 è crollato del 23%, come anche il consumo di asfalto per le manutenzioni stradali, che negli ultimi 6 anni si è dimezzato, passando da 44 a circa 22-23 milioni di tonnellate.

Tali quantità sono preoccupanti perché sono molto al di sotto della soglia minima per la sicurezza stradale: è questa la conclusione a cui è giunta l'Associazione Bitume Asfalto e Strade (Siteb) da un'osservazione attenta di questi dati, oltre al fatto che negli negli ultimi mesi in Italia si è registrata la chiusura di due raffinerie, il fermo di altre due, ed almeno un altro impianto è in difficoltà per problemi di mercato e ambientali, su un totale di quindici raffinerie sparse sul suolo nazionale. Inoltre, non tutte le raffinerie sono adibite anche alla produzione di bitume, con la conseguenza di creare così una serie di problemi logistici e di disponibilità.

Questo settore difatti comprende 4mila aziende, con 50mila addetti diretti e con un indotto di 500mila lavoratori: un ambito molto importante, poiché il bitume è un prezioso prodotto di derivazione petrolifera, componente fondamentale dell’asfalto per i lavori di manutenzione e costruzione stradali e delle membrane bitume-polimero, impiegate principalmente per impermeabilizzare edifici, ponti e viadotti. Ma non solo: è una vera e propria crisi per tutta l'industria della raffinazione, le cui conseguenze più evidenti sono quelle che riguardano appunto il settore del bitume ed in particolare le aziende italiane di medio-piccole dimensioni, prive di strutture ramificate a livello internazionale e nella maggior parte dei casi già strozzate dagli effetti negativi dei pagamenti in ritardo da parte del committente pubblico e dalla stretta creditizia.

Dati negativi che sconfortano ancor di più se confrontati con i dati di pochi anni fa, che ponevano l'Italia al secondo posto (o al terzo a pari merito con la Francia) tra i Paesi produttori di bitume e di conglomerato. Paradossalmente, la tendenza del calo del consumo di asfalto stradale a livello europeo Europa nel corso del 2011 si è, invece, invertita. Il proseguimento di questo trend negativo anche per i prossimi anni porterebbe al sorgere di seri problemi per la manutenzione delle strade, poiché in questo modo si scenderebbe al di sotto delle 20 milioni di tonnellate e di conseguenza non si sarebbe più in grado di costruire nuove strade, e di riparare efficacemente quelle dissestate. Inoltre aumenterebbero anche la dipendenza e la vulnerabilità energetica del nostro Paese, oltre ad un minor controllo sulla qualità dei prodotti importati.