Risparmio e mobilità sostenibile, come muoversi?

Ridurre le spese di trasporto ed aiutare a salvare l'ambiente non rinunciando alla comodità

5 Dicembre 2014

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Esistono varie possibilità per ridurre le spese di trasporto di una famiglia e di favorire una mobilità sostenibile; anche se infatti il prezzo della benzina è leggermente sceso negli ultimi giorni (e comunque ben poco rispetto al crollo in corso del prezzo del petrolio), è ovviamente destinato a risalire in occasione della prossima crisi politica internazionale, della prossima guerra, o del prossimo cambio di governo.

Come difendersi da questo costo inevitabile e incontrollabile che grava sul bilancio familiare? Una possibilità è eliminare il problema alla radice: rinunciare all’auto di proprietà, in favore di un’auto in multiproprietà -  in inglese “car sharing”. Si tratta di un fenomeno che sta vedendo un vero e proprio boom in questi tempi di crisi, proprio grazie al fatto che riduce la dipendenza dal prezzo della benzina (nel caso di alcuni servizi l’utente non deve nemmeno preoccuparsi di fare il pieno all’auto che utilizza, limitandosi invece a pagare un costo fisso a chilometro).

Il sistema funziona così: chi abita e lavora in una grande città, anziché utilizzare l’auto propria o i mezzi pubblici può utilizzare temporaneamente l’auto di una società, che gliela noleggia per un breve periodo di tempo, da pochi minuti a un’intera giornata; raggiunta la destinazione, l’utente parcheggia e “rilascia” l’auto, rendendola disponibile ad altre persone; per il viaggio di ritorno, basta cercare un’altra auto della “catena” in zona e usarla per tornare a casa. Non si paga l’assicurazione, la manutenzione, la benzina, semplicemente si pagano i chilometri e i minuti. Ovviamente però un sistema del genere è praticabile solo in grandi città servite da un gran numero di mezzi in “carsharing”.

Se l’auto condivisa non è la soluzione migliore per i propri problemi di spostamento, anziché cambiare l’auto si può cambiare il carburante: la benzina o il diesel, come anche il metano e il GPL, al contrario di qualche anno fa non sono più indispensabili; le auto elettriche, infatti, non sono più “pezzi rari” e “oggetti curiosi” che si muovono a 50 all’ora per 50 km: oggi hanno prestazioni uguali o superiori a quelle delle auto a benzina, e autonomie superiori ai 150 km, più che sufficienti a coprire le distanza tipicamente cittadine. L’unico problema è il prezzo, ancora doppio o triplo di auto di cilindrata equivalente, con un prezzo minimo di 25.000 euro per una utilitaria; ancora di più costano le cosiddette “elettriche ad autonomia estesa”, che hanno un’autonomia elettrica di soli 30-40 km, ma sono dotate anche di un motore a benzina che interviene nei viaggi più lunghi e fuori città.

Ma il mezzo più conveniente e meno conosciuto è un altro: lo scooter elettrico. Del costo di un decimo di un’auto elettrica, ha però prestazioni analoghe, con velocità fino a 90 km/h e autonomia di 100-150 km; e non si tratta di mezzi d’elite riservati ai pochi che hanno un garage o un posto auto: gli scooter elettrici più moderni hanno batterie estraibili che possono essere comodamente portate al decimo piano di un edificio e ricaricate in salotto durante la notte, pronte per dare altri 100 km di autonomia il giorno successivo.

E le scoperte e invenzioni più recenti nel campo della ricerca sulle batterie promettono meraviglie: già nel 2016 dovrebbero essere introdotte sul mercato batterie con capacità doppie o persino quadruple di quelle attuali, e persino a prezzi inferiori (batterie al litio-silicio, silicio-grafene, litio-zolfo, litio-aria,...): significherebbe auto con 400-600 km di autonomia e scooter con 300-400 km di autonomia, cioè senza niente da invidiare ai mezzi a benzina; il 2015 poi dovrebbe essere l’anno delle auto a idrogeno, grazie a nuove invenzioni e scoperte che hanno abbassato il prezzo di un’auto a celle a combustibile da 2 milioni di euro di 20 anni fa ai 100.000 euro di oggi: si tratta sempre di un prezzo alto, ma in prospettiva questa tecnologia sembra promettere bene per il futuro, sia come prezzi che come prestazioni.

Il pieno di un’auto a idrogeno si fa in 5 minuti, e anche se oggi l’idrogeno è prodotto tramite elettricità prodotta a sua volta dal petrolio, niente impedisce che in futuro tale elettricità sia ricavata da una qualunque fonte rinnovabile.