Pc, smartphone e tablet, quando la tv si fa in quattro

La TV non è più al centro delle abitudini delle famiglie è affiancata dal secondo schermo

4 Maggio 2013

Fino agli anni ’60 ha riunito milioni di persone intorno a un tavolo per vedere storiche trasmissioni popolari. Adesso la televisione non è più al centro del “focolare domestico”. Con l’avvento del pc si era chiusa un’era. Oggi se ne riapre un’altra ancora, fatta di smartphone e tablet. È salito a quattro il numero di schermi con i quali le famiglie italiane si interfacciano abitualmente: oltre a quello della tv, bisogna aggiungere quello dei personal computer e dei prodotti “mobile”. Un cambiamento che negli ultimi anni ha interessato le abitudini televisive degli spettatori.

Parallelamente al consumo televisivo, gli utenti vanno alla ricerca di un secondo “schermo” che renda più vivace l’esperienza di fruizione, permettendo di interagire con i programmi preferiti grazie alle possibilità comunicative offerte dai social network. Secondo le stime di It Media Consulting (nel rapporto “The Internet era of tv - It’s a multiscreen world”), il mercato europeo della distribuzione di video online, su tv o altri schermi portatili, nel 2016 raggiungerà un volume pari a tre miliardi di euro, rispetto al miliardo di euro stimato per la fine di quest’anno (652 milioni di euro dalla pubblicità e 412 milioni di euro dai servizi a pagamento, come abbonamenti e pay-per-view).

In media, il 90% del consumo mediatico in Europa occidentale, pari a 4,4 ore al giorno, avviene attraverso quattro schermi: quelli di tv, pc, tablet e smartphone. Anche se la tv rimane sempre la regina, gli schermi alternativi sono in ascesa. Questo non solo ha un impatto sul modo in cui i contenuti sono realizzati, ma anche sulle strategie. I media digitali non sostituiscono quelli tradizionali. Il consumo aumenta attraverso tutti gli schermi, nessuno dei quali cannibalizza gli altri.

Guardare la televisione mentre si utilizza anche il proprio smartphone o il tablet è oggi una pratica sempre più diffusa. Nasce così l’esperienza del “secondo schermo”: un dispositivo complementare in grado di garantire l’interattività sui social network o attraverso applicazioni ad hoc e siti. Bisogna capire, però, quanto, nel prossimo futuro, questo nuovo sistema riuscirà a modificare il contenuto stesso, dall’ideazione alla sua messa in onda. Di sicuro, la domanda della tv “ovunque”, sempre a disposizione sugli apparecchi mobili, continuerà a crescere anche sotto forma di consumo “ripetuto” o differito rispetto a quello in diretta.

I consumatori hanno un grande appetito per i media, sia digitali che offline: aumenta in maniera esponenziale la fame di contenuti digitali. In ascesa pure la visione contemporanea su più dispositivi. Gli spettatori chiedono un’esperienza multiscreen e programmi che li raggiungano ovunque (“tv everywhere”), in diretta o on demand. Quello dei media è quindi un settore sempre più complesso, caratterizzato da un elevato livello d’innovazione (tv digitale, Internet, convergenza nei mercati delle comunicazioni elettroniche) e il futuro della tv è chiaramente legato a Internet e alla visione su più schermi. Lo spazio per un mercato pay, accanto a quello della tv in chiaro, esiste, ma bisogna individuare e ridefinire le dinamiche di settore.