Mutui e prestiti, tassi più alti rispetto al resto d’Europa

Gli italiani pagano le rate più alte per mutui e prestiti secondo Adusbef e Federconsumatori

9 Aprile 2013

Un cittadino italiano che sottoscrive un mutuo di 100mila euro a 30 anni  deve pagare una rata mensile di 72 euro  più alta rispetto a un mutuatario di Eurolandia (864 euro in più all’anno). Prima di estinguerlo, avrà pagato 25.929 euro in più di un cittadino di un'altro Paese dell'area euro. Mentre, per un prestito di 30mila euro a 10 anni  il cittadino italiano è costretto a pagare una rata mensile di 5 euro in più  di un cittadino dell’Ue (60 euro in più all’anno). E al termine dei 10 anni avrà sborsato 600 euro in più.

La denuncia arriva da Adusbef e Federconsumatori che dichiarano come la crisi attuale causata dall’avidità delle banche, che ha prodotto l’aumento della pressione fiscale e della disoccupazione (specialmente tra i giovani, arrivata al 37%), l'incremento dell’inflazione pari al 4,3% per il carrello della spesa, il record del debito pubblico a 2.014 miliardi di euro,  (con un aumento di 102 miliardi di euro nell’ultimo anno, inserendo costi nascosti di 1.705 euro su tutti i cittadini), senza considerare che le famiglie e le piccole e medie imprese sono disperate per il fatto di non trovare credito dalle banche. Questa situazione è particolarmente aggravata in Italia, per le scorribande finanziarie delle banche, che in assenza di adeguati accertamenti di Bankitalia, fanno i propri comodi utilizzando i 274 miliardi di euro di prestiti triennali della Banca Centrale Europea al tasso dell’1% per fare profitti, sia con l’acquisto dei titoli pubblici che con manovre predatorie sui tassi, spiegano ancora le associazioni di consumatori.

Lo scorso anno le banche italiane, invece di assecondare le richieste di prestit delle famiglie disperate e delle imprese per attività imprenditoriali e innescare così una ripresa, hanno utilizzato le aste LTRO di dicembre 2011 e febbraio 2012 per i propri comodi. Aggiungono ancora "manovrando arbitrariamente spread e tassi di interessi, hanno più che raddoppiato il differenziale sui mutui, che a novembre 2011 era pari a + 0,67% con  tassi pari al 4,60% praticati in Italia, contro il 3,93% della media Ue, mentre nell’ottobre 2012 tale differenziale lievitava a + 139, con la media dei tassi fissati in Italia al 4,88% rispetto al 3,49% della media Ue. Un ulteriore “pizzo” di quasi 26mila euro in più per un mutuo trentennale di 100mila euro", osservano le due associazioni. In un anno tra il 2011 e il 2012 il differenziale Italia-Eurolandia tra i tassi medi applicati a mutui e prestiti è raddoppiato.  A ottobre, il differenziale per i mutui  risultava di +139 punti base a sfavore del nostro Paese (era +67 a novembre 2011); per i prestiti invece si attestava a +188 (era + 84 a novembre 2011). Le banche, inoltre, continuano ad approfittare del basso livello dell’Euribor (per i tassi variabili) ed Eurirs (per i tassi fissi) per imporre spread alti sui mutui. Per quelli che hanno un tasso variabile, gli spread applicati vanno dal 2,70% al 4% fino a superare il 4,50%. Per i mutui a tasso fisso, gli spread applicati sono più alti: dal 3% a un massimo del 5%. Praticamente, l’offerta delle banche per i mutui va dal 3% al 4,5% se a tasso variabile, dal 5,2% al 6,8% se a tasso fisso.