Gomme auto, chiude la storica Bridgestone in Puglia

La crisi che colpisce il mercato penumatici, e Bridgestone chiude lo stabilimento pugliese

11 Marzo 2013

Chiude, tra moltissime polemiche, la fabbrica Bridgestone di Modugno, in provincia di Bari. Lo stop definitivo è previsto nei primi mesi del 2014. Resteranno operativi, nel nostro paese, solo il centro tecnico ad Aprilia (Roma) e l'ufficio vendite di Agrate Brianza. Bridgestone, tra i più grandi costruttori di gomme auto al mondo, è attiva da oltre 50 anni, e l'annuncio della chiusura ha scatenato moltissime polemiche, soprattutto tra i lavoratori. Il motivo si intende. Il produttore giapponese ha deciso la chiusura a seguito della grave crisi che ha colpito il mercato europeo.

In tutto rimarranno a casa 950 persone, oltre a quelle dell'indotto. Bridgestone, d'altra parte, si è giustificata sottolineando che la decisione "segue un approfondita analisi dei cambiamenti del mercato continentale e globale dei pneumatici". Sono calate in modo drastico le vendite, scrive l'azienda, del 13% rispetto al 2011. Né il mercato dà alcun segno di volersi riprendere. Prima di prendere una così importante decisione, l'azienda avrebbe valutato nel dettaglio tutte le alternative possibili, ma nessuna è sembrata quella giusta.

La società di pneumatici farà investimenti in altre parti del mondo. Tra questi l'India, dove la Bridgestone ha aperto un nuovo impianto, e in Cina, dove a breve ne sarà inaugurato un altro. E' nei paesi emergenti, infatti, che rispetto all'Europa, i costi del lavoro sono molto inferiori. Inutile dire che in Puglia si è scatenato l'inferno dopo la decisione. Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha minacciato di occupare la fabbrica insieme agli operai fino a quando non verrà trovata una soluzione. E ha promesso, insieme al governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, di iniziare una battaglia "all'ultimo sangue". Anche Vendola si sta muovendo per risolvere la questione. E ha chiesto un incontro immediato con il ministro dello Sviluppo economico. Vuole che venga aperto un tavolo che studi una soluzione. E ha attribuito la colpa della chiusura della Bridgestone alla "latitanza, non più sostenibile, delle politiche industriali in questo Paese".

In un primo vertice, nei giorni scorsi, tra le istituzioni interessate, è stato deciso di convocare un nuovo incontro con il board di Bridgestone Europa e le parti istituzionali. Non solo. Sono stati attivati i contatti tra governo italiano e la casa madre giapponese per trovare al più presto una soluzione, e non lasciare a casa ben 950 lavoratori.