Donne alla guida, la lotta in Arabia Saudita

Il divieto per le donne saudite di guidare è di fatto ancora applicato

29 Ottobre 2013

Una sfida contro il governo e contro chi le vuole sempre mettere da parte nella società. Le donne saudite voglio tornare a guidare. E per questo lo scorso 26 ottobre sono scese in piazza, per chiedere di cambiare l'assurda normativa che vieta loro di mettersi alla guida delle auto. Già dall'inizio di ottobre la macchina organizzativa si era messa in moto con cartelloni e immagini di donne alla guida su moltissimi siti per combattere un divieto che, pur non essendo sancito da una vera legge, di fatto è applicato in Arabia Saudita. Si tratta dell'unico paese al mondo dove per le donne è vietato guidare

Per due giorni le città e le periferie del paese sono state “occupate” da auto con a bordo donne che hanno voluto sostenere la campagna. Una mobilitazione significativa (anche se ci si aspettava più partecipazione) nonostante l'avvertimento del governo, che aveva intimato le attiviste: "Chi infrangerà il divieto e parteciperà alla campagna sarà punito".  La sfida è comunque riuscita, anche grazie alla diffusione in tutto il paese di un video in cui si vede una ragazza con il volto coperto dal velo islamico mentre guida e viene salutata in modo positivo dai passeggeri. Nello stesso filmato si vede un'altra auto che la sorpassa. Probabilmente si tratta della mamma della ragazza, che ha girato il video. 

L'argomento in discussione non è semplice, ma è anche frenato dal governo che continua a ritenere "irrilevante" l'argomento e dunque non rientra nel calendario programmatico. Anche perché i conservatori, in particolare tra il clero, dicono che consentire alle donne di mettersi alla guida favorirebbe troppo la loro libertà e i rapporti con gli uomini, minacciando così gravemente la morale pubblica. Un leader religioso saudita ha addirittura sostenuto che guidare faccia male alle donne perché può provocare danni alle ovaie e persino malformazioni per i figli.  Eppure negli anni le donne dell'Arabia Saudita non si sono arrese. In tantissime hanno sfidato l'assurda regola (che ricordiamo è una convenzione comunemente accettata ma non una legge). Ma finora chi ha surclassato il divieto è stato arrestato. Nel 2011 sono finite in carcere le attiviste Manal al Sharif e Sheima Jastaniah. La prima è rilasciata dopo dieci giorni. La seconda, condannata a dieci frustate, è stata poi graziata dal Re Abdullah.