Carburanti, rincari in caso di conferma dell’aumento dell’Iva

Una famiglia media spenderebbe circa 223 euro in più per la benzina dell'auto

26 Giugno 2013

È stata introdotta nel nostro ordinamento fiscale nel 1973. Da allora gli italiani sono costretti a fare i conti con l’Iva. In questi 40 anni l’aliquota ordinaria è stata ritoccata ben 8 volte, raggiungendo il valore massimo del 21%, percentuale attualmente in vigore. Nonostante il recente aumento, però, nel 2012 il gettito Iva è calato di 3,5 miliardi di euro. Secondo quanto previsto dal precedente Governo Monti, a partire dal primo luglio dovrebbe scattare l’ennesimo incremento dell’aliquota. Un incremento di un punto percentuale, dal 21 al 22%, che l’attuale esecutivo avrebbe però intenzione di scongiurare. Se così non fosse, gli effetti sulle tasche degli automobilisti italiani sarebbero drammatici.

L’ufficio studi della Cgia di Mestre ha quantificato la stangata. Il calcolo è stato elaborato prendendo come riferimento una famiglia media che possiede una macchina alimentata a benzina e percorre, in base ai dati rilevati dall’Istat, circa 15mila chilometri l’anno con un consumo di 900 litri di carburante. Rispetto al 2010 già adesso bisogna sborsare 217 euro in più. Qualora l’aumento dell’Iva di un punto percentuale non venisse bloccato, i rincari salirebbero a 223 euro quest’anno (sempre in paragone al 2010), per poi raggiungere i 230 euro nel 2014.

Non se la passa meglio chi ha un’auto alimentata a gasolio. Anzi, in questo caso gli aggravi per i bilanci degli automobilisti sono maggiori. Prendendo come riferimento una macchina diesel di media cilindrata che percorre 25mila chilometri all’anno (secondo la percorrenza media annua rilevata dall’Istat), con un consumo di 1.300 litri di gasolio, gli italiani hanno subito un rincaro di 379 euro negli ultimi tre anni. Se l’aumento dell’Iva venisse confermato, gli italiani quest’anno sarebbero costretti a sborsare 388 euro in più rispetto al 2010. Un’impennata senza sosta, che nel 2014 arriverebbe a sfiorare i 400 euro di rincari.

La colpa però non è solo dell’Iva, ma anche delle accise. Ben sette aumenti dal 2011 a oggi, sottolinea la Cgia di Mestre, per finanziare la cultura e lo spettacolo, gli interventi umanitari a favore degli immigrati sbarcati in Italia dal Nord Africa, la messa in sicurezza dei territori della Liguria e della Toscana dopo l’alluvione del 2011 e la ricostruzione delle zone terremotate dell’Emilia e dell’Abruzzo. Per la Cgia di Mestre, se l’aumento dell’Iva non verrà bloccato, quasi sicuramente si registrerà un rincaro generalizzato dei prezzi di tutti i beni che ogni giorno si trovano sugli scaffali dei negozi o dei supermercati. Il pericolo è quello di penalizzare ulteriormente la domanda, peggiorando la situazione economica.