Auto a metano: l'Italia batte tutti

Il nostro Paese possiede il parco auto a metano più grande al mondo in continua crescita

16 Ottobre 2013

Dal 2010 ad oggi il mercato delle auto a gas ha subito un incremento del 2000%. Continua a crescere il numero di auto alimentate a metano. Se fino a una manciata di anni fa solo in pochi decidevano di acquistare un veicolo a gas – spaventati soprattutto dalla sua potenziale pericolosità e dai divieti di parcheggio in box e autorimesse interrate – oggi non si può dire lo stesso. La crisi e il prezzo della benzina hanno accelerato il processo di accettazione e oggi è l'Italia il paese che vanta il più alto numero di auto a metano.  Secondo i dati forniti dal gruppo Fiat, le vendite di macchine alimentate a gas sono aumentate del 29% rispetto allo stesso periodo del 2012.

I modelli presi in considerazione dallo studio sono quattro: 500, Panda, Punto e Lancia Ypsilon, quattro utilitarie su cui l'azienda torinese ha puntato molto. Pochi mesi fa, a inizio giugno per la precisione, la casa italiana aveva lanciato delle promozioni per vetture Natural Power (a doppia alimentazione benzina/metano) e EasyPower (benzina/GPL). L'offerta prevedeva un finanziamento a 48 mesi con anticipo zero e tasso zero oltre alla possibilità di avvalersi dell'ecobonus, uno sconto che, nel migliore dei casi, poteva far abbassare il prezzo della macchina di 5.000 €. Se a questo si aggiunge il costo del carburante (la metà rispetto alla benzina) ecco spiegato il successo dei veicoli Fiat. 

Purtroppo non è oro tutto quello che luccica e nonostante il nutrito parco auto e la “vittoria” contro il diffuso scetticismo verso le vetture a metano, persiste il problema di una rete di distribuzione deficitaria. Alcune regioni italiane – Emilia Romagna, Marche, Veneto e Lombardia in testa – dispongono di un buon numero di distributori mentre altre – Friuli, Liguria, Basilicata, Calabria e Sicilia – sono praticamente sprovviste di stazioni di servizio con pompe a gas. La disomogenea distribuzione dei distributori è stata recentemente discussa a Roma in un congresso denominato Oil&nonoil. Il meeting, in programma il 9 e 10 ottobre, ha riunito NGV Italy (un'organizzazione che riunisce le più importanti aziende italiane operanti nel settore delle energie alternative), Federmetano e Assogasmetano. Ed è stato proprio il Presidente di quest'ultima associazione, Paolo Vettori, a mettere le cose in chiaro: “Il rapporto puramente matematico fra utenti che utilizzano il metano e il numero di impianti ci dice che la rete è più che adeguata. [...].

Il problema non è quindi il numero di impianti ma la loro collocazione disomogenea fra centro-nord e sud e, ancora peggio, la soppressione di criteri di indirizzo da parte delle Regioni per realizzare i nuovi impianti”. Bisogna ricordare che in alcune regioni le macchine alimentate a metano sono esentate dal pagamento del bollo per i primi cinque anni ma non tutti gli enti territoriali hanno adottato misure così lungimiranti. L'obiettivo a breve termine è quindi quello di migliorare la rete di distribuzione in modo che le stazioni di servizio provviste di cisterne per lo stoccaggio del metano non siano distanti tra loro più di 150 chilometri.