Spending review: si rischia di tornare alle strade bianche

Con la revisione della spesa pubblica non ci sono soldi per la manutenzione delle strade

20 Agosto 2012

La revisione della spesa pubblica sta colpendo duramente le provincie italiane che giorno dopo giorno si trovano costrette a limare sui servizi di base pur di far quadrare il bilancio. Secondo Marco Vinicio Guasticchi, presidente della provincia di Perugia, i fondi non sarebbero nemmeno sufficienti per garantire le spese di ordinaria amministrazione per il manto stradale. In Umbria servirebbero 50 milioni di euro per poter garantire la manutenzione della rete viaria ma i fondi che arrivano dal governo non raggiungono nemmeno la cifra di 2 milioni di euro.

A detta di Guasticchi, l'unica soluzione possibile sarebbe quella di eliminare il bitume e l'asfalto dalle strade più degradate anche se questo trascinerebbe la sua provincia indietro di cinquant'anni, come al tempo di Coppi e Bartali. La dichiarazione del presidente della provincia di Perugia non deve essere presa come una provocazione: gli enti locali in Italia non hanno più risorse e sia in Umbria che in altre regioni, la sicurezza stradale degli automobilisti è a rischio. E oltre al fattore sicurezza si aggiunge anche il fattore traffico, alcune delle principali arterie umbre rischiano di diventare strade bianche: l'intera regione potrebbe andare in tilt.

Negli ultimi tempi, la provincia ha eliminato numerose voci di bilancio dando prova di un certo virtuosismo, le auto blu sono state sostituite con macchine a costo zero garantite da uno sponsor e anche lo stesso Guasticchi ha rinunciato alla sua vettura scegliendo al suo posto una moto sidecar. Tuttavia, la stretta di cinghia non sembra essere sufficiente e il ritorno alle strade bianche si profila sempre più all'orizzonte, una beffa se si pensa che il decreto Salva Italia prevede che il principale compito delle provincie sia appunto legato al mantenimento stradale. Secondo Guasticchi, la spending review dovrebbe tagliare altri settori come ad esempio gli enti di secondo e terzo livello, costosi e inutili, che tolgono risorse fondamentali alla manutenzione ma anche all'istruzione pubblica.