Singularity University, dai supercomputer alle robocars

Una realtà innovativa permette a personalità diverse di confrontarsi su temi legati alla tecnologia

1 Ottobre 2014

Nei giorni scorsi abbiamo sentito spesso parlare della Singularity University dopo la visita  che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha riservato a questa realtà all’interno del suo viaggio nella Silicon Valley.  L’estate appena trascorsa ho partecipato al GSP Graduate Studies Program, per il quale ogni estate 80 “studenti” scelti arrivano alla Singularity University da ogni parte del mondo (quest’anno eravamo di ben 35 nazionalità diverse) con background di ogni tipo e con le più svariate personalità.  A spingerci c’era la possibilità di interagire con tecnologie emergenti di carattere esponenziale che cambieranno a breve il nostro futuro, per trovarne applicazioni che risolvano le grande sfide dell’umanità, quali fame, malattia, accesso ad energia ed educazione e così via, impattando positivamente miliardi di persone.

Singularity University è nata dall’idea di Ray Kurzweil, attuale direttore tecnico in Google e Peter Diamandis fondatore di X-Prize che incentiva le invenzioni più rivoluzionarie per l’umanità con ingenti somme di denaro.  Lo scopo dichiarato sin da subito è quello di connettere tra di loro le maggiori personalità di tutto il mondo per creare sviluppo e idee innovative utili alla società attraverso la tecnologia. Non è tecnicamente un’università e nemmeno una celebrazione della ‘singularity’, termine usato per indicare il momento in cui le macchine supereranno la capacità computazionale della mente umana e sul quale lo stesso Kurzweil ha scritto un libro; è piuttosto una comunità di persone interessate al cambiamento  e all’innovazione tecnologica applicati alla risoluzione di  difficoltà quotidiane. Di fatto, l’aumento esponenziale della potenza di calcolo per unità di costo apre scenari futuri nei quali la tecnologia può rendere semplice la risoluzione di problematiche oggi consideriamo insormontabili.

Singularity sembrerebbe una prestigiosa università tratta dal futuro, dove  gli studenti vedono come biologia, fisica ed informatica sono sostituite da biologia sintetica, nanotecnologia ed intelligenza artificiale. Ogni giorno ci immerge in dibattiti mai affrontati in precedenza, guidati da personalità di primo livello. È successo con Ed Lu, CEO della B612 Foundation, che ci ha spiegato come la sua Sentinel Mission ci aiuterà ad evitare che asteroidi colpiscano (di nuovo) in modo catastrofico  la Terra. Ci ha sorpreso  anche D-Wave, uno dei pochissimi computer quantistici negli Stati Uniti, che promette risolvere complessi problemi matematici, e ci spinge a ripensare i nostri standard attuali di cifratura. Oppure poter dibattere con lo stesso Peter Diamandis sulla sua Planetary Resources, che prepara il lancio dell’industria di estrazione mineraria dagli asteroidi (e proprio mentre eravamo a Singularity il congresso degli Stati Uniti ha introdotto la Asteroid Mining Bill) dalla quale beneficerà ‘Made in Space’, una start-up fondata da alumni di Singularity che ha appena lanciato nello Spazio la prima stampante 3D, partendo da una logica molto semplice: se dobbiamo costruire basi permanenti in luoghi remoti, meglio fabbricare le cose lì che non spedirle tramite costosi razzi.

Poi abbiamo capito che a rendere più economico questi lanci nella stratosfera ci sta pensando Elon Musk e SpaceX, che con i suoi razzi riutilizzabili sta cambiando gli aspetti economici dello Spazio e non a caso sta vincendo grossi contratti con la stessa NASA per future missioni. Elon è una celebrità da queste parti, dove le sue auto elettriche vanno a gonfie vele.

Le serate sono piene di dibattiti e presentazioni da parte degli studenti stessi, facendo sì che giorno dopo giorno ci si renda conto dello spessore dei nostri compagni, dell’immensità dei loro progetti e delle loro ricerche. Sognavamo il futuro di notte, parlandone di giorno come se fosse il presente e la location scelta per tutto ciò non poteva essere più adatta e invitante. Singularity è infatti ospitata nella struttura NASA Ames di Moffet Field, a pochi passi da Mountain View, nel cuore pulsante della Silicon Valley e anche questo non è un caso. 

Non si tratta di progetti futuristici e irraggiungibili. Tutti i settori saranno coinvolti nello sviluppo tecnologico, a cominciare dal quello assicurativo, di cui mi occupo quotidianamente. Ad esempio, parlare di auto che si guidano da sole o self-driving-cars potrebbe sembrare utopistico o più adatto ad un copione cinematografico. Invece le “robocars” potrebbero diventare fondamentali per la sicurezza stradale. L’intelligenza artificiale può elaborare maggiori input rispetto ai nostri riflessi e al nostro cervello rendendo la guida dell’auto molto più sicura. Questa tecnologia innovativa unita alla cultura del car sharing potrebbe rendere le nostre città più vivibili  Se aggiungiamo gli sviluppi nella produzione e nella conservazione di energia, anche solare, città sicure e pulite saranno davvero alla portata della nostra generazione. E proprio quando passeggiando in biciletta per Mountain View pensavo di sognare ad occhi aperti sul futuro ecco che venivo sorpassato dal G-Car ibrida, che gira da sola ed è già realtà.

G-Car

Avvicinarsi a Singularity University significa proprio aprirsi ad un’ottica differente, facendo della tecnologia uno strumento per lo sviluppo a 360 gradi, a cominciare dalle grande sfide dell’umanità, e trovare opportunità lì dove prima si vedevano solo delle difficoltà. So che la visita del premier italiano a Singularity University andrà oltre il discorso e le foto di rito. Non potrà che essere piena di scoperte ed innescare nuove riflessioni da condividere con i suoi collaboratori nelle prossime settimane.