RC Auto, la Tariffa Italia e le altre proposte per ridurla

I costi dell’RC Auto sono i più alti d’Europa. Come renderli meno onerosi?

16 Settembre 2014

Come ridurre le tariffe dell'assicurazione obbligatoria, visto che l'Italia detiene il discutibile primato di RC Auto più cara d'Europa? Ultimamente si è parlato molto della Tariffa Italia e del fatto che nel nostro paese, a parità di sinistri, non è contemplata una tariffa unificata a livello nazionale. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste la Tariffa Italia.

Per iniziativa di alcuni deputati del Pd campano, l’8 maggio 2014 è stata depositata in Cassazione una proposta di legge d’iniziativa popolare che vuole unificare le tariffe RC Auto a livello nazionale, chiamata appunto “RCA Auto, Tariffa Italia”. Secondo tale proposta, indipendentemente dalla provincia di residenza, chi, negli ultimi cinque anni, non ha avuto sinistri, ha diritto ad accedere alla tariffa migliore d’Italia.

L’obiettivo è di rendere meno onerosi i premi assicurativi nel Sud Italia: secondo l’ultimo bollettino trimestrale dell’IVASS (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni ) ci sono infatti “forti squilibri territoriali” che riguardano “i giovani ed i residenti nei capoluoghi centro-meridionali”. Basti pensare che un 18enne di Napoli può arrivare a pagare un premio di 3.500 euro per un’auto 1.3 a benzina e 1.500 per un motorino 50cc. Esiste un vertiginoso divario tra le tariffe del Nord e quelle Sud in tema di assicurazioni, e a essere penalizzata è sopratutto la Campania, regione in cui i costi dell'RC Auto sono proibitivi.

La proposta tuttavia è stata bocciata dall’ANIA, l’Associazione Nazionale tra le Imprese Assicuratrici, che ha liquidato la proposta di legge come illegittima in quanto contraria alle direttive comunitarie, che vietano di imporre alle compagnie condizioni di prezzo di qualunque tipo, e non attuabile perché scardinerebbe il meccanismo mutualistico su cui si basa l’assicurazione: infatti le compagnie dovrebbero ridistribuire il disavanzo su chi ha causato anche un solo incidente in cinque anni, oppure stabilire una tariffa unica più costosa, colpendo con aumenti ingiusti proprio gli automobilisti più virtuosi.

Inoltre secondo l’associazione il rischio assicurativo non è uguale ovunque. In certe zone d’Italia, gli automobilisti mostrano una maggiore propensione a causare incidenti. Ad esempio, secondo i dati rilevati nel 2012, la frequenza dei sinistri di quanti sono collocati nella prima classe di bonus-malus, a Napoli è dell’8,10% a fronte della media nazionale del 5,63%”.

Invece di proporre scorciatoie legislative”, si legge sul comunicato stampa dell’ANIA, “l’Ente locale partenopeo potrebbe collaborare più attivamente con la magistratura per ridurre il numero abnorme di frodi automobilistiche nella provincia campana, tra le principali cause delle differenze tariffarie con il resto d’Italia. Oppure operare per una migliore manutenzione delle strade visto che dalle rilevazioni dell’Osservatorio ANIA per la sicurezza stradale risulta un numero elevato di punti pericolosi responsabili di incidenti. O, infine, contrastare con maggiore decisione il fenomeno, anch’esso grave nella provincia napoletana, degli automobilisti privi di copertura assicurativa (o con contrassegni falsi) i cui incidenti sono indennizzati dal Fondo vittime della strada, con contributi a carico di tutti gli assicurati”.

Concludiamo illustrando le altre proposte per ridurre l’RC Auto.

  1. Offrire un risarcimento diretto sulle riparazioni dei mezzi danneggiati anziché il rimborso pecuniario: le compagnie dovrebbero a tale proposito gestire una serie di carrozzerie di fiducia e limitare così truffe e costi onerosi dei pezzi di ricambio. In caso di rifiuto della riparazione diretta da parte del danneggiato, il risarcimento pecuniario andrebbe limitato al costo che l’impresa avrebbe sostenuto provvedendo direttamente alla stessa riparazione.
  2. Ridurre i termini previsti per il risarcimento dei danni. Il ricorso al risarcimento può essere presentato entro due anni, un tempo troppo lungo, che permette una proliferazione di testimoni e ricostruzioni poco veritiere e di consegunza favorisce l'insorgere di pratiche fraudolente, difficilmente contrastabili da parte delle compagnie assicurative.
  3. Aumentare i termini temporali di elaborazione della perizia, in modo che l’analisi dell'accaduto sia dettagliata e circostanziata: dai 5 agli 8 giorni per svolgere le perizie sui mezzi danneggiati e dai 30 ai 90 giorni per gli approfondimenti in caso di sospetta frode.
  4. Archivio unico integrato antifrode: questo database consentirà alle compagnie di valutare il rischio da assumersi per ogni assicurato, secondo una serie di indicatori di frode. Grazie all'archivio antifrode sarà possibile valutare la gestione delle perizie e, in caso di anomalie, interverrà direttamente l'IVASS.
  5. Dematerializzazione del tagliando assicurativo: in questo modo si riduce il numero di vetture "fantasma", grazie a controlli più rigorosi.
  6. Nuove tabelle per il risarcimento dei danni. Saranno revisionate le tabelle del danno biologico, in particolare quelle che concernono i danni superiori al 9% di invalidità permanente. Le nuove tabelle saranno conformi agli standard europei, abbattendo così i costi di risarcimento delle macrolesioni.