GP di Singapore, l’ultima spiaggia per la Ferrari

La gara in notturna della Formula 1 si corre sul circuito cittadino di Marina Bay

20 Settembre 2013

Vietato sbagliare. Il GP di Singapore rappresenta una gara cruciale per Fernando Alonso e la Ferrari. Lo spagnolo infatti deve recuperare ben 53 punti nella classifica del Mondiale, capeggiata dal campione del mondo in carica Sebastian Vettel. Il weekend più atipico della stagione potrebbe quindi essere decisivo per le sorti del campionato. Sul circuito cittadino di Marina Bay i piloti corrono in notturna, con la luce dei riflettori, rispettando gli orari e le abitudini che scandiscono la loro preparazione nei GP europei. Quindi colazione all’una del pomeriggio e cena dopo la mezzanotte, per non abituare l’organismo al cambiamento di fuso orario, visto che il GP scatta alle 14 ora italiana.

Alonso, per sua fortuna, ha la cabala dalla propria parte. A Singapore è salito quattro volte sul podio, su cinque partecipazioni: primo nel 2008 e 2010 e terzo nel 2009 e 2012. Peggior risultato, il quarto del 2011. L’asturiano, però, per la prima volta dovrà fare i conti con il compagno di box Felipe Massa. Il brasiliano parte con il dente avvelenato, dopo essere stato appiedato dalla scuderia di Maranello per fare spazio al ritorno di Kimi Räikkönen (l’ultimo pilota a laurearsi campione del mondo nel 2007 con il Cavallino Rampante e attualmente al volante della Lotus) a partire dalla prossima stagione. Il pilota di San Paolo ha intenzione di andare all’attacco e di non voler aiutare Alonso, secondo quanto ha dichiarato in un’intervista alla tv brasiliana. Intanto, per la prossima stagione è in trattative con Lotus e McLaren. 

 

Come Montecarlo, anche il circuito di Marina Bay mette a dura prova l’impianto frenante, il cambio e le sospensioni. Per essere competitivi occorre avere tanto carico aerodinamico. Rispetto alle pista veloci di Spa e Monza, gli uomini in rosso potranno misurare la reale bontà dei progressi compiuti dalla F138 nell’ultimo periodo. La gara di domenica, comunque, sarà lo spartiacque della stagione: si deciderà, infatti, se spostare tutti gli sforzi sulla monoposto 2014, nel caso in cui il gap dalla Red Bull non diminuisca, o continuare a sviluppare la F138 fino alla fine di questo campionato. 

Con il GP di Singapore, il calendario entra nella frenetica fase finale, che prevede sette gare (tutte trasferte extra-europee) in dieci settimane. Per i vari team, il programma rappresenta una vera e propria sfida logistica che parte dall’Asia orientale per poi spostarsi in quella meridionale, in Medio Oriente e chiudersi infine in America. Così come a Monza, anche sul tracciato di Marina Bay l’uomo da battere è sempre Vettel, che qui ha vinto nelle ultime due edizioni. Il leader del Mondiale, reduce dal successo in Italia, è il favorito della vigilia. Merito soprattutto dei continui miglioramenti della sua RB9, frutto del genio di Adrian Newey (l’artefice dei successi della Red Bull) che sforna idee e soluzioni tecniche a un ritmo che gli avversari stentano a sostenere. Le motivazioni non mancano anche nell’altra metà del box dei tori. Mark Webber, prima dell’addio alla Formula 1, vuole lasciare il segno e piazzare la zampata in almeno una delle gare che rimangono da qui a fine stagione. Al suo posto, per il 2014 la scuderia di Milton Keynes ha ingaggiato Daniel Ricciardo, che adesso occupa il sedile della Toro Rosso (scuderia satellite della Red Bull).